RITA
CONTRIBUTO DI RITA
IO SONO LA MADRE DEI MIEI FIGLI - 14.05.2010
Non riesco ad accettare “formuline” preconfezionate. Non importa se siamo tutti sulla stessa strada, io la voglio percorrere a modo mio.
Lo scopo è sempre lo stesso per tutti, ma ognuno può scegliere come arrivarci. Io posso scegliere ciò che va bene per me quando non mi sento costretta sulla base della paura, se capisco, riconosco e accetto le mie paure, allora sono libera di scegliere.
Se sono libera di scegliere scelgo di fidarmi di me (o per lo meno delle mie paure e non quelle di altri).
Non posso pensare di salvare qualcuno senza saper nuotare e non posso imparare a nuotare se ho paura dell’acqua.
Io sono quell’acqua
Questa è la mia paura, questa è la mia salvezza.
Ci sono volte in cui mi sento un treno in corsa, oggi è un di quelle volte. Scrivo ciò che provo per ricordarmelo in altri momenti.
Posso sentire la paura di tutti, provenire da ogni parte, ma io ho una forza che mi sostiene: io sono madre.
Tutti pensano di sapere cosa è meglio per i miei figli? No! Non è così.
Io so cosa è bene e non solo per i miei figli, ma anche per i loro figli. Ma non importa. Ho deciso tanto tempo fa che avrei cresciuto i miei figli a modo mio e questo è immutabile. Hanno tentato in tutti i modi di farmi cambiare idea, di rendermi insicura, di farmi credere che io non sapessi veramente cosa è bene per loro. Hanno fatto i conti senza l’oste. Io so chi sono.
Chiunque vuole dare consigli ed esprimete la propria opinione sulla base delle proprie paure.
Non ho capito perché le loro paure dovrebbero essere migliori delle mie.
Più mi guardo intorno più vedo paura - oggi più che mai.
È come addormentarsi nel proprio letto e svegliarsi in un manicomio.
Credo che l’unica arma sia la compassione … avercela oggi!
“Non credete a chi dice è lì o è là, perché io sarò ovunque”. “Dove due o più sono riuniti in nome mio, io sarò con loro”.
Io so di non essere sola.
Ho difeso mio figlio davanti ai suoi professori e al preside.
Tutti si scandalizzano, ma io so chi sono i miei figli e non posso agire in base alla fobia dei ragazzini, di tutti coloro che pensano di aver scelto di occuparsene.
Non mi interessa dare spiegazioni, perché le persone non vogliono spiegazioni.
Educare: questa è una parola a cui ognuno attribuisce un suo significato.
Io non preoccupo di “educare” i miei figli: mi preoccupo di essere con loro, di stare dalla loro parte, di non spegnere la luce nei loro occhi, mi preoccupo di aiutarli a trovare uno spazio sicuro dentro di sé, uno spazio in cui potranno sempre ritrovare sé stessi, perché è sicuro che si crederanno persi.
Non mi importa cosa pensano di me i cosiddetti educatori: per loro educare significa conformare - esattamente ciò che evito con cura.
Sento di aver fatto veramente ciò che volevo, di aver detto ciò che volevo - questo basta.
Ho parlato con mio figlio, gli ho offerto il mio punto di vista per dargli la possibilità di sapere che può scegliere qualcosa di diverso in qualsiasi momento, che niente è per sempre e soprattutto che quasi mai ci riguarda, se non per darci la possibilità di “scegliere di nuovo” *
Era sollevato. Avevo ragione io!
Rita
- * “Le mamme non sbagliano mai”, di Giovanni Bollea.
- * “Un corso in miracoli”
COME IN CIELO COSI’ IN TERRA - 11.12.2010
(come crea un Dio)
Uno degli insegnamenti più importanti che abbiamo ricevuto è “l’accettazione” (il perdono o la compassione, che dir si voglia) di tutte le cose - partendo da noi stessi, ma non posso fare a meno di notare una contraddizione quando siamo invitati a fare delle scelte oppure a sbloccare delle energie. A meno che io non segua un altro percorso mentale:
le scelte sono comunque inevitabili. Un fiore a primavera può forse evitare di sbocciare? Noi siamo parte della Natura e della Terra. La nostra funzione naturale è l’espansione e la trasformazione, così come ogni cosa, in “Cielo come in Terra”. Ecco svanita l’illusione del libero arbitrio - benvenuta Divinità.
In tutto il mondo molti si spostano per sbloccare le energie stagnanti di quel luogo, ma in realtà ciò che si sblocca non è tanto l’energia del luogo, ma ciò che rappresenta per noi: ciò che liberiamo è la nostra idea di quella particolare energia. Ciò che di conseguenza viene liberato, non può che espandersi.
In effetti, se dovessi riuscire a percepire e accettare davvero che “tutto è bene ovunque”, quale importanza avrebbe tutto il “lavoro” che sto facendo su di me, al di là del trasmettere? Poiché io so, ho visto, sentito e sperimentato che la trasmissione (o ciò che viene definito anche servizio) è una cosa naturale, così naturale che avviene comunque: non è qualcosa che devo scegliere di fare e nemmeno devo pensare a come fare. Avviene al di là di ogni mio pensiero, intento, desiderio o ragionamento - avviene nonostante me.
Non posso fare a meno di pensare che il nostro lavoro qui, sul piano fisico, sia solo una fase, una “specializzazione”, per il lavoro (definiamolo così) che svolgiamo e/o svolgeremo da un’altra parte - inteso come luogo posto su un altro piano rispetto a quello della Terra, ma comunque in stretta relazione e connessione.
La mia impressione è che non cambiamo nulla direttamente in questa realtà, ma è un cambiamento mentale/esperienziale e forse, solo forse, è ciò che viene definito “condizionamento”. Ogni nostro cambiamento viene “emesso” da noi e ciò viene percepito sia da chi si trova in forma fisica in questo momento sia da chi ci sta vicino in altri modi.
Penso che l’unico cambiamento reale e tangibile avvenga dalla trasmissione inconsapevole a quella consapevole. È ovvio che da ciò deriva una presa di coscienza e un senso di responsabilità tale che spesso riesce difficile non entrare nella mente giudicante e terrorizzante. È difficile restare in uno stato di neutralità mentale per il semplice fatto di essere consapevoli di come funzionano le cose e il mondo, ma questa è proprio la più grande sfida e “quando il gioco si fa duro (si dice che) i duri cominciano a giocare”.
C’è una grande possibilità che io abbia visto solo una piccola parte di ciò che in realtà è molto più grande e con molte più interconnessioni…oppure ancora, non ho capito nulla e questa è solo un’altra delle mie bellissime “paranoie”.
Rita












