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FEBBRAIO 2009

Una Domanda Insistente
di
Geoffrey Hoppe

 

 

Tel Aviv – C’è qualcosa che mi preoccupa dallo Shoud scorso. Dopo la trasmissione Linda e io abbiamo finito di fare le valigie e poi siamo partiti per Israele la mattina successiva, prima ancora che sorgesse il sole. Il volo fino a Tel Aviv è stato lungo tra trasferimenti, dogane e sicurezza a Chicago, Francoforte e poi alla fine a Tel Aviv.

Per tutta la durata del viaggio ho avuto una sensazione dilagante d’inquietudine a causa di una domanda fatta durante la sezione Domande e Risposte dello Shoud. Come analizzatore, il mio lavoro è quello di rimanere concentrato e neutrale durante il processo della trasmissione del canale. Tobias mi ha insegnato subito a non lasciarmi coinvolgere dalle emozioni e dalle energie, altrimenti mi ritrovo fuori equilibrio. Sabato scorso è accaduto esattamente questo.

Come ricorderete, Kuthumi era la nostra entità ospite. Lo Shoud era andato bene e durante la parte riservata alle Domande&Risposte io mi sentivo rilassato. (Non mi sento sempre rilassato quando risponde Saint-Germain. Forse è un po' troppo diretto?) A quel punto il Linda ha letto una domanda lunga che ho riportato alla fine di questo articolo.

Sono stato risucchiato nell'emozione e nell’ansia della persona che aveva posto la domanda. Ho perso la mia concentrazione su Kuthumi; la mia empatia e preoccupazione per questa persona mi ha fatto perdere l'equilibrio della canalizzazione. Nel mio stato alterato tutto è diventato annebbiato e confuso. Non solo sono caduto nell'energia di quella persona, ho percepito addirittura la mia stessa frustrazione sul fatto di “ creare la mia realtà” .

La cosa è peggiorata quando ho sentito qualcuno del pubblico ridere mentre Linda leggeva la domanda: mi sono sentito come se stessero ridendo di me. Per un attimo ho avuto la nausea e una parte di me voleva piangere. Riuscivo solo vagamente ad immaginare come poteva sentirsi la persona che aveva fatto la domanda.

Potevo percepire Kuthumi che cercava di riportarmi in equilibrio; sentivo la sua risposta ma non stavo facendo un buon lavoro nel canalizzare la sua risposta “piena”. Ero temporaneamente fuori servizio...solo durante la domanda successiva sono riuscito a ricompormi e a proseguire con la sessione, ma questa domanda in particolare mi ha accompagnato fino a qui e solo dopo sono stato in grado di rileggerla. In effetti si tratta di una domanda eccellente, si tratta di una domanda che staziona nei cuori e nelle menti di molti, moltissimi Shaumbra - me incluso.

Allora, chi è? Chi fa davvero le ‘scelte’ nella nostra vita? Perché è COSI’ difficile creare la nostra realtà? Quali sono i ‘giochetti’ di cui Tobias parla? Le menti-insistenti-e-confuse vogliono saperlo.

Ho chiesto a Tobias di rispondere a questa domanda nel prossimo Shoud, ma non nella sezione riservata alle Domande &Risposte - proprio all'interno dello Shoud.  Mi ha detto sarà felice di farlo e anche in modo dettagliato, poi mi ha ricordato l'importanza di non rimanere intrappolato nell'energia e nell'emozione mentre canalizzo.

Come moltissimi altri, non vedo l'ora di ricevere una risposta il 7 di marzo. Restate sintonizzati per altre informazioni.

 

Domanda dallo Shoud 7:

Domanda:  “Caro Tobias, come osi dirci che stiamo semplicemente facendo dei giochetti, come se non avessimo altro da fare che giocare a qualcosa? Il mese scorso hai detto che c'è qualcosa dentro di noi che sceglie, seleziona e crea la realtà. Molto spesso ci hai detto che tutto ciò che dobbiamo fare è scegliere in maniera chiara e consapevole nel momento Ora e così creeremo la nostra realtà. Quello è un gioco.

Abbiamo scelto liberarci delle nostre vecchie credenze che non ci servono più. Allora che cos'è questo qualcosa che si trova dentro di noi? Visto che sembra che non abbiamo controllo su di lui e in qualche modo ha  il potere di creare la nostra realtà senza il nostro consenso, io lo chiamerò il nostro sé-anima. Il gioco è che scegliamo di adottare una nuova credenza secondo cui possiamo scegliere la nostra realtà, ma è il nostro sé-anima che decide di fare la scelta ufficiale e poi crea la nostra realtà. Il nostro sé-anima ovviamente sceglie di creare partendo dalle vecchie credenze che abbiamo dovuto lasciar andare.

Saint-Germain ha detto che completare il processo della nostra ascensione e passare al Terzo Cerchio è solo una scelta. Io ho fatto quella scelta oltre un anno fa e ora vedo chiaramente perché non sono davvero il creatore della mia realtà. Sì, sono stanca di questo gioco e mi piacerebbe poter ritornare a otto anni fa e dimenticarmi di tutto ciò che ci hai detto. A questo punto abbandonerò queste nuove credenze e permetterò alla mia realtà di essere qualsiasi cosa voglia. Se esiste davvero un Terzo Cerchio, non c'è nessuna scelta di arrivarci. Questo spiega perché sono rimasta bloccata in questo processo di ascensione per oltre 2000 anni.

Stiamo creando la nostra realtà personale, ma partendo dalla parte cosciente di noi stessi, è qualcosa che si trova dentro di noi e NOI non abbiamo scelta. Tobias, davvero non capisci la nostra frustrazione?”

 


Il Respiro dell’Integrazione

di Deb Phenicie

 

 

  • Il modo in cui respiriamo può fare la differenza. Il respiro consapevole - portare la nostra consapevolezza nel respiro  - permette alla mente di acquietarsi e può trasformarvi. Dopo aver sperimentato il potere trasformativo del respiro, credo ancora ci siano momenti in cui il respiro non sembra essere sufficiente per muovere alcune emozioni o aspetti che vengono a galla. Dopo aver fatto l'esperienza della scuola di Aspettologia di Tobias ho ottenuto una comprensione più profonda e un'esperienza migliore del respiro. Poiché proprio il respiro consapevole e la creazione di uno Spazio Sacro sono le chiavi per integrare tutti gli aspetti, è logico che il modo in cui si respira diventa di importanza cruciale.
  • “Il Respiro nella Pancia è il Respiro dell'Integrazione” ha detto Norma durante il seminario. Ho cominciato a cercare di capire in che modo il Respiro nella Pancia può avere un effetto diverso rispetto al modo di respirare normale. Ho fatto l'esperimento: quando mi sento attivata da emozioni di paura o di ansia (un aspetto) e il mio respiro diventa superficiale, comincio a fare respiri profondi e poi considero come mi sento. Poi comincio con il Respiro nella Pancia (con una concentrazione leggermente diversa)  e mi sento subito più calma e centrata. Mi sento al sicuro! Ah, creare lo Spazio Sacro.
  • Il Respiro nella Pancia non è una tecnica complicata da imparare. Si tratta di un modo naturale di respirare, quello che usiamo da neonati prima di imparare a succhiare! Da grandi “disimpariamo” questo modo di respirare e naturalmente all'inizio non ci sembra più naturale. La prima cosa da ricordarsi è come vi sentite.
  • Cominciate sdraiandovi sulla schiena e mettendovi comodi, con le gambe allungate e rilassate. Forse vi verrà voglia di mettere un cuscino sotto le ginocchia se questo vi fa sentire più comodi a livello della schiena e forse avrete bisogno anche di un supporto per il collo. Mantenete la posizione più naturale del corpo, allineando la spina alla sua curva naturale. Mettete le mani sulla pancia in una posizione comoda, con la punta delle dita rivolta verso le gambe e i pollici uno verso l'altro vicino all'ombelico. Quando avrete sperimentato il Respiro nella Pancia, non  sarà più essenziale sdraiarsi, ma aiuta comunque. Rimanere seduti tende a costringere lo stomaco e rende un po’ più difficile sentire davvero tutto.
  • Una volta sdraiati comodamente, cominciate a rendervi conto del vostro respiro. Osservatelo senza giudicarvi. Il vostro respiro è superficiale a livello di gabbia toracica? Quando inspirate la vostra pancia tende a sollevarsi o si abbassa? Avete bisogno dello stesso tempo per inspirare e ad espirare? Rendetevene conto.
  • Ora cominciate a inspirare attraverso il naso, riempiendo prima i polmoni e poi permettendo alla vostra pancia di sollevarsi. All'inizio potrete avere l'impressione di dover usare l'energia muscolare per fare in modo che la vostra pancia si sollevi, ma con la pratica accadrà senza sforzo. Continuate semplicemente a respirare, concentratevi  mentre inspirate pienamente nella vostra pancia, come se gonfiaste una palloncino, quindi espirate completamente come se lasciaste uscire l'aria dal palloncino. Continuate a seguire il vostro respiro, inspirate ed espirate per lo stesso periodo di tempo, dando quindi un ritmo al respiro. Per i mettete al vostro stomaco di rilassarsi e muovetelo seguendo il ritmo e il flusso del vostro respiro. Percepite le vostre mani che si sollevano e si abbassano con il flusso, come se si trovaste sulla superficie di un mare che vi culla gentilmente. Continuate respirare e notate come vi sentite..
  • Per creare uno Spazio Sacro  per voi stessi,  è importante che siate a vostro agio con il Respiro nella Pancia. Si tratta di un elemento fondamentale per l'insegnamento dell’ Aspettologia e per la Scuola di Energia Sessuale. Da quando ho cominciato ad usare il Respiro nella Pancia, ho scoperto che mi riesce molto più facile mantenere lo Spazio Sacro o ritornarci velocemente in quello spazio quando vengo innescata da un'emozione o da un aspetto. Mi piace cominciare la giornata con il Respiro nella Pancia e portare la consapevolezza nel mio respiro per quanto possibile durante tutta la giornata.
  • Nella mia esperienza i benefici del Respiro nella Pancia superano quelli della creazione di uno Spazio Sacro. Si tratta di un invito alla vostra anima affinché si riunisca a voi. Mi piace la sensazione che questo ritmo fluente del respiro sia un dialogo continuo con la mia anima, mentre la invito a prendere una tazza di tè e a fare conversazione. Forse non sentirete “nulla” mentre  respirate in modo consapevole - tende ad essere un'esperienza molto tranquilla, ma potreste rendervi conto che alcun comprensioni vi arrivano in un altro momento. Fate esperienza da soli. Il respiro può davvero trasformare la vostra vita.
  • Godetevi il  respiro.

 

Il Battito del Cuore Shaumbra
by Jean Tinder

 

C’era una volta un nido posto vicino alla cima di un altro albero nel mezzo della grande foresta. Il nido era stato costruito con grande cura da Mamma Uccello perché fosse un luogo sicuro e un rifugio solido per i suoi piccoli. Una volta completato, depose tre belle uova nella parte morbida e centrale del nido e giorno dopo giorno si prese cura delle uova, sapendo che dentro c'erano degli uccellini proprio come lei.

All’ interno di una delle uova un piccolo cominciò a svegliarsi. Il suo nome era Nola e in qualche modo lei sapeva già di essere diversa: era curiosa e voleva comprendere questo mondo comodo ma limitato in cui viveva. Voleva muoversi e allungarsi, ma mentre cresceva all'interno dell'uovo le cose cominciarono a farsi sempre meno comode e Nola cominciò a sentirsi irrequieta.

Un giorno non resistette più. Riusciva a fatica a muoversi, faceva fatica a respirare e quindi doveva per forza fare qualcosa quindi cominciò ad allungarsi, a spingere e a sbattere contro le pareti della sua realtà fino a che questa cominciò a incrinarsi. Improvvisamente entrò la luce del sole, l'aria fresca e l'essere più bello che potesse immaginare le sorrideva in totale amore.

Mentre  Nola  si dava da fare per uscire dal suo uovo, il suo piccolo corpo cominciò a sentirsi stanco ma lei adesso era felice - e libera! Era scappata da quel posto che la limitava tanto. Mamma Uccello sorrise davanti a quel corpicino, becchettò le briciole del guscio e le portò via e questo a Nola sembrò un miracolo. Poi, mentre Mamma Uccello volava via a cercare la colazione, Nola la osservava piena di sorpresa. “Questo essere è un angelo – pensava - guarda quelle ali, guarda in che modo fa queste cose magiche, sicuramente sa fare molto più di ciò che so fare io.”

Giorno dopo giorno, Mamma Uccello teneva al sicuro e ben nutriti sia Nola che i suoi fratelli. A volte litigavano tra loro, ma poi appariva Mamma e le cose andavano a posto. Era una bella vita e loro amavano Mamma che era magica, appariva sempre al momento giusto, risolveva i loro problemi e si prendeva cura di tutto.

Un giorno arrivò una tempesta. Il vento soffiava come mai prima, gli alberi scricchiolavano e gemevano scrollati dal vento. Nola aveva paura, anche se adesso si era fatta più grande e poteva stare in piedi nel nido, anzi riusciva addirittura a stare seduta sul bordo del nido guardando fuori verso il grande mondo. Eppure questa tempesta la terrorizzava. Cosa sarebbe successo se il vento l'avesse fatta cadere dal nido? Aveva delle immagini del terreno molto più sotto e osservava le pigne che cadevano e che si spiaccicavano a terra. Più di ogni altra cosa aveva paura di cadere, quindi durante la tempesta rimase sempre dentro il nido, il più possibile lontano dal vento.

Quando crebbe abbastanza, Mamma le disse che anche lei un giorno avrebbe volato. “Anche tu sei un  uccello, cara Nola  - le disse la mamma -  anche tu hai le ali, sei esattamente come me.”  Nola diceva di sì con la testa “Si Mamma” ma non le credeva davvero. Aveva imparato a camminare intorno al nido e questo era sufficiente per lei. Avrebbe lasciato questa storia del volo a Mamma e agli altri VERI uccelli che aveva visto volare tra gli alberi.

Mamma sapeva che era arrivato il momento, quindi disse ai suoi piccoli che presto sarebbero iniziate le lezioni di volo. I piccoli si preoccuparono perché non sapevano come funzionava e come sarebbe stato. Il loro nido era sicuro, la mamma portava sempre il cibo e avevano tutto ciò che serviva loro. Perché mai avrebbero dovuto andarsene? Eppure Nola era sempre più curiosa di sapere qualcosa su questo volo. Era davvero possibile che lei riuscisse a volare come Mamma - senza schiantarsi al suolo? Pensava che sarebbe stato meraviglioso, ma non riusciva a credere davvero che ce l'avrebbe fatta. Era piuttosto forte, ma un colpo di vento poteva ancora farla cadere.

Una bella mattina di sole Nola se ne stava seduta sul bordo del nido, godendosi la calda aria estiva. Mamma volò da lei e disse: “E’ arrivato il momento di volare, cara Nola. Ti ho insegnato tutto ciò che so, adesso devi andare avanti da sola.”

Nola si sedette, attraversata da tante sensazioni diverse. Era eccitata perché finalmente il giorno era arrivato, ma era anche preoccupata. Cosa sarebbe successo se non ce l'avesse fatta? E se le sue ali non avessero funzionato come quelle di Mamma? E se avesse dimenticato tutto ciò che Mamma le aveva insegnato durante le ultime 10 settimane? Cosa sarebbe successo se... se il vento avesse cominciato a soffiare? Improvvisamente Mamma le diede una spinta. “Mamma!”  urlò.  “E’ arrivato il momento di volare, cara” disse Mamma e le diede una spinta ancora più forte. Nola perse  l'equilibrio e allargò le ali per rimettersi in piedi, ma Mamma si sporse e la spinse oltre il limite del nido.

Tutto sembrò accadere in un attimo. Nola faceva fatica persino a respirare e inciampando nell'aria istintivamente allargò le ali per trovare un equilibrio e sbatté contro un ramo. Per un attimo andò in panico e pensò che si sarebbe schiantata al suolo, continuò a cadere e a rotolare e quando le sue ali si aprirono di nuovo percepì una nuova sensazione. La calda aria estiva spinse gentilmente contro il suo corpo, riempiendo lo spazio tra le sue ali con una brezza gentile. Si rese conto che non stava più cadendo e aprì gli occhi (che erano rimasti chiusi da quando aveva sbattuto contro il ramo) e si ritrovò a scivolare sopra la foresta. Non si era schiantata, anzi – stava volando!

Nola mosse le ali con cautela, cominciando a capire come funzionavano le cose. Arrivò a un ramo basso dove cercò di atterrare, ma era decisamente troppo veloce. Cadde finché  si ritrovò vicino a un altro ramo e questa volta riuscì ad afferrarlo e a fermarsi con un piccolo tremolio. Improvvisamente Mamma Uccello era di fianco a lei: “Sei stata meravigliosa, cara. Esercitati ancora un po' e sarai in grado di volare bene, proprio come me”.

Mamma Uccello permise a Nola di trascorrere qualche altra notte nel nido e poi le disse: “Domani sarà il mio ultimo giorno con te. Sei pronta a farcela da sola. Ti ho insegnato tutto ciò che potevo, il mondo è pronto per te e tu sei pronta per lui.” Nola non dormì molto bene quella notte.

La mattina successiva l'alba era fredda e piena di nuvole e Nola poteva percepire una nuova tempesta in arrivo. Il vento stava cominciando a soffiare e lei si augurò di potersi accovacciare alla base del nido come faceva di solito. Mamma invece disse: “Vieni Nola, è il momento di volare”. Il vento riprese e le cose cominciarono a volare via intorno a lei. Era la tempesta peggiore che avesse mai visto ed era terrorizzata, si teneva ancora più forte ai bordi del nido. Mamma invece non sembrava assolutamente preoccupata, anzi sembrava eccitata!

“Nola, ti confido un segreto” le disse Mamma. “Il mondo proprio adesso sta cambiando e questa è la stagione delle tempeste, ma sarai al sicuro se saprai cosa fare. Invece di rimanere attaccata al nido o a un albero, invece di nasconderti dal vento, affrontalo. Sentilo con tutto il corpo, lascia che scompigli le tue piume e che ti arrivi negli occhi. Quando penserai di non farcela più - molla. Lascia che il vento ti porti con sé e ti porterà più in alto che mai - e sarà facile. Senti il vento, senti il caos, non combatterlo. Al contrario, lascia che ti porti verso il cielo. Scoprirai la più incredibile libertà.”

Nola si ricordò di una conversazione che aveva ascoltato da un paio di umani che aveva incontrato qualche settimana prima. Stavano parlando di mangiare gli elefanti (Nola amava mangiare ma non aveva la più pallida idea di che cosa fosse un elefante)  di lasciare andare e di sentire tutto. Per una qualche ragione, ciò che Mamma Uccello le stava dicendo suonava piuttosto simile.

Nola decise di fidarsi di Mamma, perché lei sapeva le cose. Mamma era molto saggia e cosa ancora più importante, Nola sapeva di potersi fidare delle sue ali. Fece un respiro profondo, disse a Mamma Uccello qualcosa che solo loro due potevano sentire e con il colpo di vento successivo si lasciò andare e si unì alla tempesta.

Mamma Uccello osservò Nola mentre volava sempre più in alto. Sapeva che Nola avrebbe vissuto meravigliose avventure e visto cose bellissime, sapeva che un giorno Nola avrebbe insegnato ai suoi piccoli come lasciarsi andare semplicemente e sentire tutto. Mentre Nola spariva nel cielo, Mamma Uccello sentiva che era un uccello molto speciale, perché aveva il cuore di uno Shaumbra.

 

BENTORNATI A CASA A TUTTI I PEZZI E LE PARTI
- di Irma Rantala -
Shaumbra Institute Teacher - Finlandia

 

Chi sei tu? Chi sono io?  L’Aspettologia si occupa di queste grandi domande che tutti ci facciamo durante ogni vita che viviamo sulla Terra. Creando un sacco di aspetti noi rispondiamo a questa domanda in ogni modo possibile - sono un bambino ferito, un adolescente ribelle, una moglie felice, un manager efficiente, un molestatore di bambini, una vittima, un guerriero, un re, un mendicante, un contadino, il capo della chiesa, un padre, una madre, un figlio, una figlia - qualsiasi cosa, proprio tutto. Noi creiamo migliaia e migliaia di identità diverse per gestire tutte le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita sulla Terra. Noi ci adattiamo al nostro ambiente creando aspetti che ci aiutano a fare i conti con situazioni di vita diverse.

In che modo il seminario di Aspettologia ha influenzato la mia vita? Ho studiato sociologia, psicologia ed educazione, quindi ho una conoscenza solida e teorica dell'identità, della personalità, dello sviluppo di attesa di vita ma questo seminario mi ha permesso di farmi un'immagine più ampia. L’Aspettologia considera la vita umana da un punto di vista “celestiale”, mentre tutte le teorie che ho imparato in precedenza approcciano la vita umana da una prospettiva molto più piccola e molto più parziale, molto umana e ristretta -  da un punto di vista “terrestre”. Io  riconosco ancora valore alle teorie che ho imparato che però non mi forniscono una risposta completa e del tutto soddisfacente alla grande domanda:  “Chi sono io?” Continuiamo a chiederci perché siamo qui, da dove arriviamo e dove stiamo andando.

Comunque io vedo grandi potenziali nella combinazione delle vecchie teorie familiari con questa nuova visione. Mescolare insieme il vecchio e il nuovo potrebbe essere una possibilità per proporre l'Aspettologia a nuovi gruppi in modo convincente. Esiste un background familiare su cui è possibile costruire qualcosa di poco familiare e nuovo, qualcosa che risponde alle domande di base di tutti gli umani. Una volta che otteniamo un'immagine più ampia, le esperienze sessuali dolorose o quelle legate ad altri tipi di abusi che noi e i nostri pazienti abbiamo alle spalle possono essere gestiti con grande grazi a e con meno dolore. Tutto ciò ci dà speranza, luce e comprensione che non possiamo più trovare nelle teorie della vecchia psicologia o nel vecchio modo di fare consulenza psicologica.

Ricordo bene il famoso libro di Truddi Chase sull'abuso sessuale, Quando il Coniglio Ulula (1987)  Si tratta di un resoconto autobiografico sul Disordine da Personalità Multipla.  Mette insieme ricordi della sua infanzia e del periodo adolescenziale, quando a partire dai due anni sperimentò l’abuso violento - sessuale e fisico - da parte del suo patrigno e anche della madre. Se non abbiamo un'immagine più ampia e una visione più larga del tutto, questo tipo di storie può lasciarci addosso molte domande assillanti sull'ingiustizia della vita. L'Aspettologia dà molto conforto e sarebbe bellissimo poter divulgare il suo messaggio alle persone che sono pronte per ascoltarlo.

Ho sperimentato il benessere donatomi dall’ Aspettologia sabato sera, durante il seminario. Dovevamo dare il benvenuto a casa ad alcune parti di noi. Mentre respiravo e mi aprivo per dare il benvenuto a casa ad alcuni aspetti sconosciuti di me stessa, ho visto letteralmente un ragazzino insicuro e timido, una specie di ‘scemo del villaggio’ che si avvicinava a me con esitazione, come per chiedermi “Sei sicura di avere dello spazio per me, per questo tipo di persona? Io non sono molto intelligente, proprio il contrario. Io sono una specie di scemo del paese. Non sono all'altezza deglisStandard di oggi, non riesco a reggere se c'è una competizione. Sei sicura di volere dare il benvenuto anche a me? Davvero sicura?” Per me quello è stato un momento molto toccante ed emozionante. Potevo riconoscere la parte di me che mi aveva impedito di fare spazio a questo ragazzo. Solo dopo ho provato una compassione totale verso di me e un amore totale verso di me  e ho potuto aprirmi per dare il benvenuto a questo ragazzo che era una parte di me. Quest'esperienza mi ha reso davvero più compassionevole, più ricca di comprensioni, più integra, più morbida e più tenera - e non solo nei miei confronti, ma verso tutte le persone.

A fine non sono le teorie, la conoscenza  o le parole che ci aiutano a diventare insegnanti per gli altri: si tratta della nostra esperienza umana di amore superiore, la nostra capacità di ascoltare gli altri, di essere presenti nel momento Ora, di respirare con gli altri e di creare uno Spazio Sacro per loro. È così semplice e così profondo.

 

 

 

 
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